F.A.Q.

TECHNOSTRESS

Cos'è?

Dagli anni '80 negli Stati Uniti si inizia ad affrontare il problema dell'impatto che le nuove tecnologie hanno sull'essere umano. Per technostress si intende l'effetto negativo che l'utilizzo massiccio ed indiscriminato degli strumenti hi tech (rete internet, smartphone, pc...) produce sul lavoratore sia dal punto di vista fisico che psicologico e cognitivo.
Considerando la velocità con cui la tecnologia si evolve, anche il concetto di technostress va inteso come in continua evoluzione. Oggi si riferisce soprattutto agli effetti stressogeni prodotti dal lavoro multitasking (cioè fare più cose diverse contemporaneamente ), dall'essere sempre "connessi" e dalla velocità di elaborazione delle informazioni che i prodotti hi tech impongono al lavoratore che li utilizza.

Cosa si può fare?
La risposta principale ha a che fare con la presa di consapevolezza del nostro agire quotidiano lavorativo. Questo permette al lavoratore di gestire gli strumenti informatici senza farsene sopraffare. Più dettagliatamente il technostress si può contenere agendo su tre diversi livelli: la formazione all'utilizzo sano e proficuo dei prodotti informatici, la responsabilità del singolo lavoratore e l'organizzazione aziendale.

Contenuto a cura della dott.ssa Cecchini Raffella





Chi è responsabile dell'affidamento dei lavori sugli impianti?

Il proprietario o il datore di lavoro, per quanto riguarda la responsabilità civile e penale. L'affidamento delle attività a soggetti non titolati configura il reato di "culpa in eligendo", con le conseguenze di natura civile e penale conseguenti, in caso di danni, oltre alla sanzione da 1.000 a 10.000 €

Contenuto a cura del per.ind. Contessi Tullio

L'installatore può subordinare l'emissione della dichiarazione al pagamento del lavoro eseguito?

No, questa pratica è illegittima, anche se a volte praticata dagli installatori, come arma di difesa nei confronti di clienti potenzialmente "a rischio".

Contenuto a cura del per.ind. Contessi Tullio

È possibile sostituire la Dichiarazione di Conformità con un documento redatto da un tecnico con il quale si accerta la conformità normativa degli impianti normati dalla L. 46/90 e dal DM 37/08?

È possibile ricorrere a tale pratica solo per gli impianti realizzati entro la data di entrata in vigore del DM 37, ossia il 22 gennaio 2008. Dopo tale data non è più possibile ricorrere a tale modalità, che si realizza mediante la "Dichiarazione di rispondenza" (DiRi) emessa da un tecnico (vedi a lato)

Chi può firmare la "Dichiarazione di rispondenza"?

Può essere emessa da un professionista iscritto da almeno 5 anni all'albo, avendo esercitato, per il periodo di iscrizione, attività nel settore di pertinenza della dichiarazione, come dipendente o libero professionista o dal responsabile tecnico di un’impresa installatrice, ove ammesso (impianti senza obbligo di progetto da parte di un professionista abilitato, ecc.)

Contenuto a cura del per.ind. Contessi Tullio

In che modo il Cliente che ha affidato l'esecuzione di un impianto, che è stato completato e messo in servizio può tutelarsi nei confronti dell'installatore che si rifiuta di consegnare la Dichiarazione di Conformità?

Ovviamente, risultati inutili i tentativi bonari di risoluzione, il cliente può ricorrere alle vie legali oppure alla segnalazione alla CCIAA del comportamento scorretto.
Purtroppo, nel primo caso, le sanzioni sono ridicole (fino a 1000 Euro, più le spese legali, se riconosciute), mentre la CCIAA può sospendere l'attività dell'installatore in caso di reiterata violazione della norma.

Contenuto a cura del per.ind. Contessi Tullio

Chi deve valutare lo stress lavoro correlato?

La valutazione dello SLC, come per qualsiasi rischio, è responsabilità del datore di lavoro. Soprattutto nelle aziende con più di dieci dipendenti, è opportuno creare un gruppo di lavoratori che collaborino alla valutazione stessa. È buona norma coinvolgere l'RSPP, l'RLS e il medico competente guidati da un professionista della sicurezza sul lavoro e da uno psicologo del lavoro.
Infine è importante coinvolgere tutti i dipendenti, quantomeno con la diffusione dei risultati ottenuti.
Contenuto a cura della dott.ssa Cecchini Raffella

Cosa deve fare un'azienda in relazione allo Stress Lavoro - Correlato (SLC)?

Dal Testo unico sulla sicurezza (D. Lgs. 81/2008) ogni azienda deve integrare il Documento di valutazione dei rischi con la valutazione dei rischi psico-sociali (SLC). Ogni azienda può scegliere il metodo più consono rivolgendosi ad un professionista.
L'INAIL, tuttavia, propone un percorso metodologico snello e già validato, riportato al seguente link https://www.inail.it/cs/internet/comunicazione/pubblicazioni/catalogo-ge....
Esso prevede un percorso a step che inizia da una prima, obbligatoria, valutazione dello SLC (valutazione preliminare). In base al risultato ottenuto sarà possibile fermarsi, oppure, sarà necessario procede con degli ulteriori accertamenti e delle azioni correttive.

Contenuto a cura della dott.ssa Cecchini Raffella

Quale può essere uno strumento da utilizzare per analizzare il contesto, nell’applicazione della UNI EN ISO 9001:2015?

Punto 4: “[…]L’organizzazione deve determinare i fattori esterni e interni rilevanti per le sue finalità e indirizzi strategici e che influenzano la sua capacita di conseguire il(i) risultato(i) atteso(i) […]”
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Contenuto a cura della dott.ssa Daltin Michela

Quali sono gli steps per l’applicazione, (ex novo o adeguamento) di un sistema di gestione UNI EN ISO 9001:2015 entro il 15 settembre 2018?

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Contenuto a cura della dott.ssa Daltin Michela

Quanto dura la formazione ed ogni quanto è obbligatorio aggiornarsi?

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* la periodicità così riportata è valida per la Regione Friuli Venezia Giulia

Da cosa è composto un progetto formativo?

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